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  • Soletta:Pelle
  • Rivestimento:Finta pelle
  • Tipo di tacco:Tacco a spillo
  • Altezza del tacco:10 cm nella taglia 37
  • Materiale:fintapelle
  • Fodera:senza imbottitura
  • Fantasia:monocromo
  • Dettaglio:Elastico interno
  • Chiusura:Fibbia
  • Puntale:A punta
  • Suola:Materiale sintetico
  • Materiale parte superiore:Finta pelle di alta qualità
  • Codice articolo:ZI111BA0E-J11

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Ricerca di Giulia Francesca Perra

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La storia del corpo femminile – curiosamente – ha una tendenza inversa, rispetto a qualsiasi altro argomento storico. Infatti la maggior considerazione per le forme e le funzioni del femminile si è avuta in periodo preistorico e fino all’epoca degli Egizi e dei Cretesi. Da lì in poi la storia del corpo femminile è un susseguirsi di costrizioni, imposizioni esterne e interne, a volte di mortificazioni e umiliazioni che al tempo odierno culminano ai due estremi

  • della negazione (o della paura) del corpo femminile, ricoperto dal burqah islamico;
  • dell’abuso della nudità femminile usata e mercificata a fini commerciali, pornografici e esibizionistici nel mondo occidentale moderno.


PALEOLITICO E NEOLITICO


I ritrovamenti archeologici di statue femminili decorrono da circa 25.000 anni a.C. (paleolitico superiore) fino a circa 2.500/3.000 anni a.C. (tardo neolitico).

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Alcune statuine femminili ritrovate in siti archeologici paleolitici e neolitici godono di grande celebrità, come la Venere di Willendorf, rinvenuta in Austria nel 1908 ma risalente forse a 30.000 anni fa.

Più che di un ritratto realistico di una figura femminile, si tratta di un’idealizzazione: i fianchi, il seno e i genitali sono molto pronunciati, fatto che suggerisce l'intenzione di rappresentare la fertilità femminile.

In una società di cacciatori e raccoglitori, come erano quelle paleolitica e neolitica, la corpulenza e la fertilità della donna rappresentavano un valore fondamentale.
Secondo parecchi studiosi il colore rosso ocra col quale questa ed altre statuine preistoriche  venivano dipinte ricorderebbe il sangue mestruale.

Meravigliosa nonostante l'età, la Venere di Laussel è una Venere paleolitica (30.000 - 20.000 a.C.) alta circa 46 cm, scolpita in un bassorilievo e dipinta di ocra rossa; si stima che abbia un'età di circa 20.000 anni. La figura tiene in mano un corno, o una cornucopia, nella quale sono incise 13 tacche.
 
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Secondo alcuni ricercatori questo può simboleggiare il primo calendario lunare e/o il numero di cicli mestruali che una donna attraversa in un anno. Ha la mano sul ventre.
"In principio" la vita nella sua interezza scaturiva dal ventre femminile e così testimoniano i ritrovamenti nei siti archeologici più antichi; statuine di donne con forme tonde, coi seni esuberanti e grosse natiche.

Benchè alcuni studiosi in passato abbiano relegato i ritrovamenti di statuette con fattezze esageratamente femminili ad un “uso erotico” del maschio, altri più recentemente hanno definito questa statuine come ritratti di figure divine. L'uomo primitivo viveva a stretto contatto con la natura (la vita e la morte erano quotidianamente sotto i suoi occhi): non poteva sfuggirgli che il maschio ha il potere dell’“inseminare”, del dare il via al processo della riproduzione, ma che sono le donne che generano nuovi esseri - crescendoli nel loro ventre.

Da qui nasceva il culto della Grande Madre, che dava vita a tutte le creature.
Probabilmente la fertilità è il motivo della divinizzazione della donna in epoca preistorica, per cui le più antiche rappresentazioni di divinità ritrovate in tutta Europa celebrano il corpo femminile come oggetto di venerazione; le sue forme abbondanti e il ritmo mensile del sangue che garantiva la fertilità, il potere di far crescere un figlio nel ventre erano guardati con rispetto, come si guarda a un mistero sacro.
La venerazione del corpo femminile si protrasse dal paleolitico fino all’età del bronzo: ne è testimonianza la vasta produzione di statuette di divinità femminili in tutte le civiltà conosciute (le immagini riportate sotto sono solo un piccolissimo esempio):

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CIVILTA’ MINOICA
La civiltà minoica o cretese (circa dal 2700 al 1450 a.C.) fu un esempio più unico che raro di prosperità e fioritura delle arti, nel culto della pace e del piacere della vita.
I soggetti femminili visibili negli affreschi esposti al Museo di Iraklion sono alcuni fra i piu noti esempi di arte antica.
La presenza femminile è straordinariamente percepibile anche nelle decorazioni, nei simboli, nella conservazione di moltissimi reperti di vita civile, i vasi: i gioielli, centinaia di sigilli con i quali artisti e artiste marcavano le loro opere perché restassero originali.

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Le donne avevano uno speciale significato per la vita di Creta. Riconoscibili anche per il colore bianco della pelle mentre gli uomini (forse perché si esponevano al sole) sono raffigurati in rossiccio. Elegantissime vestivano abiti particolarmente vistosi, come le statuette che raffigurano la Dea dei Serpenti.

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Il seno scoperto, segno di sacra fertilità, esce da un corpetto stretto.
La vita sempre sottolineata da una serte, dava il movimento circolare alle ampie gonne a balze, uno dei motivi più caratteristici della moda femminile a Creta.




Queste donne le ritroviamo, giovani atlete che giocavano con i tori e un compagno, nelle scene delle taurocatapsie.
 
Così nelle scene religiose sono sacerdotesse. E ritornano protagoniste della vita sociale e lavorativa; le donne in alcuni sigilli (visibili nel Museo di Iraklion) sono raffigurate come artigiane: erano quindi le autrici di qualche opera. Queste artigiane del sigillo cretese sono le uniche che si conoscono dell'età antica (salvo che nell'arte tessile).
 
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CIVILTA’ EGIZIA
(dal 3300 al 31 a.C.)

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Sono celebri l’avvenenza e l’eleganza delle antiche egizie, testimoniate dalle pitture e dalle statue.

Le donne egiziane avevano una straordinaria cura dell’igiene personale, usavano la cosmesi per valorizzare le loro doti, i loro canoni estetici privilegiavano un fisico snello, che esaltava l’eleganza dell’abbigliamento, spesso succinto grazie al clima caldo (spesso i seni erano scoperti e gli abiti trasparenti): le loro immagini sono di una bellezza attuale, quasi tratte da una rivista di moda dei nostri giorni.

I corpi delle donne egiziane e il loro amore per la bellezza furono fonte di ispirazione per l’arte nelle sue diverse forme, dalle splendide sculture e pitture che le rappresentavano, ai capolavori dell’oreficeria e dell’artigianato.

L’arte della tessitura, che aveva raggiunto in Egitto una straordinaria perfezione, ci ha lasciato numerosi esempi di abbigliamento femminile dei quali il più famoso ed il più raffigurato è la tunica di lino, lunga fino ai piedi, leggera e aderente, per sottolineare la bellezza e le forme del corpo femminile; esistevano ovviamente anche abiti più semplici, fino al perizoma.

Ultimo ornamento a disposizione delle antiche donne egiziane erano i gioielli: anelli, braccialetti da polso e da caviglia, diademi, collane, pendenti, anelli, orecchini di straordinaria fattura in oro, argento, smalti e pietre.

 
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Il corpo della donna in Egitto veniva apprezzato in tutta la sua bellezza perché la donna stessa veniva apprezzata: la sua posizione sociale era molto più invidiabile di quella della maggior parte delle sue contemporanee di altre civiltà; godeva degli stessi diritti civili e giuridici dell'uomo (anche se erano comunque gli uomini a ricoprire quasi tutte le cariche pubbliche).

L'uguaglianza teorica tra uomini e donne trovava una traduzione pratica soprattutto nelle classi elevate della società egizia. Cinque o sei donne arrivarono perfino a detenere il potere supremo di Faraone (come Hatshepsut o, più tardi, la regina Cleopatra).

In ogni caso le donne potevano lavorare e il tipo di lavoro svolto da una donna dipendeva dalla posizione sociale occupata da lei o dal marito.

Questa civiltà così moderna sul fronte dell’uguaglianza tra i sessi, lo era altrettanto anche sul fronte scientifico per ciò che riguardava la gravidanza e il parto. Dal punto di vista medico le conoscenze erano molto avanzate: si facevano studi sui periodi fecondi e si possedevano anche farmaci anticoncezionali che aiutavano le donne a non rimanere incinte.

Poiché le donne nell’antico Egitto non erano considerate assolutamente inferiori ai maschi il pantheon egiziano rispecchia la stessa eguaglianza. Le divinità femminili sono importantissime. La dea Iside fu forse la più grande e la più amata delle divinità egizie: moglie del dio Osiride, compì imprese eroiche ed astute per poter riportare in vita lo sposo.

E’ molto interessante notare come la dea più importante nella religione egiziana, fosse estremamente positiva, pari o superiore alle divinità maschili.

È notevole scoprire che tutte le raffigurazioni di Madonne Nere, che sono venerate dalla cristianità come immagini di Maria vergine, sono in realtà raffigurazioni di Iside, il cui culto era diffuso in tutto il mediterraneo ed è sopravvissuto per secoli all'avvento del cristianesimo.

 
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LE CIVILTA’ INDOEUROPEE

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Gli indoeuropei, l'antico popolo nostro antenato, visse nelle steppe e nelle foreste russe. Erano di pelle chiara e abituati a climi molto freddi.

Le tribù indoeuropee avevano in comune l'abitudine di sopprimere, nei territori che via via occupavano, il matriarcato di tipo mediterraneo che sostituivano con il sistema patriarcale.

Inoltre praticavano il culto delle forze della natura e degli agenti atmosferici: del cielo, della luna, del sole, degli alberi, dei boschi.

Il ruolo di queste divinità è il medesimo per tutte: esse sono preposte al dominio del clima. Tanto per fare un esempio, la massima divinità tra gli Hittiti era il dio Hattico delle Tempeste, in Grecia c’era Zeus con i suoi fulmini e tra i Germani Wotan, il dio della luce e del tuono. Le divinità preminenti erano diventate tutte maschili.
Gli Indoeuropei insediati nall’Europa centrale e orientale si spostarono un po’ in tutte le direzioni con grandi migrazioni.

 
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Mano mano che si espandevano nel Mediterraneo, dunque, la divinità femminile, la Grande Dea o Grande Madre paleolitica/neolitica veniva rimpiazzata con le divinità maschili che esprimevano la potenza della natura. Finita l’era del culto della Grande Madre, anche la donna venne progressivamente relegata ad un ruolo secondario. Non le venne conferito il diritto all’istruzione, non ricoprì più ruoli sacerdotali e sociali rilevanti. L’arte sacerdotale le venne progressivamente proibita così come quella medica, nonostante fossero due ruoli che precedentemente le erano propri.

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La trasmissione dell’eredità e della linea di sangue passò da matrilineare (di madre in figlia) a patrilineare (di padre in figlio) e per poter far questo occorse che la donna perdesse la libertà di azione, movimento e conoscenza… in modo da garantire al marito, suo signore, una ragionevole certezza di essere il padre della prole familiare.

Il corpo della donna smise di appartenere a lei sola ed entrò a far parte dei beni “mobili” dei maschi. Le donne dalla nascita appartenevano al padre, e da lui venivano cedute allo sposo, esattamente come avveniva per tutte le altre merci.

GRECIA CLASSICA

La civiltà greca copre un arco di 4.000 anni (da circa il 4000 al 146 a.C, quando i suoi territori vennero sottomessi al governatore romano della Macedonia) ma quando ci si riferisce alla civiltà greca, facilmente si intende l’epoca classica e comunque non prima dell’VIII secolo a.C.

 
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In età classica in Grecia, la donna era totalmente sottomessa all'uomo. Quando aveva raggiunto l'età per sposarsi una ragazza passava dall'autorità paterna a quella del marito.

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Una donna ateniese, a differenza di suo marito, trascorreva l'intera giornata in casa, dirigendo i lavori domestici eseguiti dalla servitù e organizzando la vita familiare; usciva solo per partecipare alle feste religiose. La donna ateniese era inoltre esclusa dall'educazione, sia intellettuale che fisica. È curioso notare come, parallelamente, sia in scultura che nelle arti pittoriche, fossero gli uomini ad essere rappresentati più spesso nudi, e le donne vestite.

Il corpo maschile era considerato molto più erotico, sensuale, aggraziato, e veniva elevato a modello di armonia e proporzioni perfette (non a caso si parla di nudo "apollineo").

Analogamente le divinità femminili greche dell’età classica, salvo alcune eccezioni, erano sottomesse al loro sposo divino e non importava che la loro origine fosse molto più antica: significativo il caso di Hera, una divinità primigenia, molto più antica di Zeus, che venne descritta come sua sposa; a volte sottomessa, a volte ribelle, ma comunque sottoposta alla di lui supremazia, come se avesse perso il suo antico potere.

Inoltre era consuetudine nel pantheon greco che gli dei praticassero l’adulterio e anche la violenza sessuale (sulle dee e anche sulle donne mortali).

Il corpo femminile visto attraverso l’arte greca è comunque un corpo di grande bellezza e armonia, con proporzioni perfette. Sono molte le raffigurazioni di fanciulle in età acerba (Kore) o di bellissime dee con corpi maturi che raffigurano l’amore (Venere). La mitologia greca è comunque tanto ricca di figure femminili quanto di figure maschili, cosicché l’arte ci ha lasciato un’idea del corpo femminile greco che è tuttora un ideale di perfezione.

 
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CIVILTA’ ROMANA

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In epoca romana la donna cominciava ad acquisire più diritti e più privilegi. Aveva ottenuto il rispetto in seno alla famiglia e soprattutto aveva ottenuto la custodia della prole in caso di cattiva condotta del marito ma, sposandosi, passava ancora direttamente dalla casa del padre a quella dello sposo e viveva in condizione di subalternità.

Il ruolo della donna nella nuova famiglia era anche chiarito dalla parola matrimonio, che deriva appunto dal vocabolo madre: l'unione stabile fra l'uomo e la donna era riconosciuta ufficialmente solo per la ragione di perpetuare la stirpe mettendo al mondo dei figli. Le caratteristiche fondamentali che una donna doveva avere nell'età repubblicana erano la prolificità, la remissività, la riservatezza.

In età imperiale le cose migliorarono: la donna viveva libera in casa assieme al marito, godendo di grande autonomia e dignità. In questo periodo sedettero sul trono imperiale numerose donne degne del titolo di Augusta, donne colte che seguivano il loro marito in ogni decisione. Molti antichi scrittori non esitano infatti ad esaltare il grande eroismo, la cultura e le virtù che erano stati raggiunti dalla donna romana.
 
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Durante il periodo imperiale il numero di figli per ogni famiglia si era notevolmente ridotto, infatti la donna aveva iniziato a interessarsi a nuove questioni; cominciava a partecipare alla vita politica e nutriva interesse per i processi giudiziari. Numerose donne si dedicarono alla letteratura e alla grammatica, riuscendo quasi a superare alcuni fra i più illustri letterati dell'epoca. Molte donne si dedicarono inoltre alla caccia.


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La donna imitò anche i vizi oltre che le virtù dell'uomo: durante i festini e i banchetti  talune donne mangiavano in modo sregolato, ingrassando a dismisura. Si cominciò a diffondere anche l'adulterio femminile, nonostante una legge promulgata da Augusto che condannava gli adulteri all'esilio.

L’immagine più caratteristica che ci è rimasta della donna romana è quella della matrona: una signora e padrona di casa, spesso una nobildonna, con una presenza quasi maestosa, un corpo giunonico, cioè abbondante (da Giunone, la principale dea romana, associata con la greca Hera) e una personalità notevole. Il “corpo femminile” a Roma aveva una visibilità di primo piano e così è dimostrato dalle molte opere d’arte romane che lo raffigurano.

LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO


Fu il tardo impero romano a diffondere in Europa la nuova religione che, proveniente dalla Palestina, aveva preso piede a Roma. E fu la fine dell’indipendenza e dell’autonomia di cui le matrone romane avevano cominciato a godere.
 
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Grazie anche all’eredità della tradizione ebraica che prevedeva per le donne un ruolo subalterno e sottomesso, e che era materialmente espressa dalla conservazione della Bibbia tra gli scritti sacri, le donne cristiane non hanno mai goduto di una dignità in grado di conferire loro autorità e autonomia. Tuttora le cristiane sono interdette al sacerdozio e il cristianesimo condivide con gli altri due monoteismi (ebraismo e islam) la caratteristica di non considerare alcun aspetto femminile nella divinità (anche se nella Trinità ebraica, l’aspetto spirituale – la Sophia, lo spirito santo – era femminile… in origine).

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È abbastanza facile notare che nelle civiltà che non contemplano divinità femminili la condizione delle donne è secondaria, quando non subalterna.

Così l’immagine del corpo femminile nell’antico cristianesimo è quella della donna con il capo coperto da un velo (il mantello di Maria, la madre-non-divina, con la quale si cancellarono i culti di Iside), con abiti casti e abbottonati, e che sta silenziosa in secondo piano secondo le indicazioni di San Paolo di Tarso: “In tutte le chiese dei Santi, le donne nelle riunioni tacciano, perché non è stata affidata a loro la missione di parlare, ma stiano sottomesse, come dice anche la legge.” (Corinti 14, 34-38).

Meglio poi se la donna rimane in casa a partorire, nutrire e accudire i figli: "Oggetto necessario, la donna, per preservare la specie" (San Tommaso d'Aquino, Commentari).
La donna non è neppure una persona, è un "oggetto", un corpo che serve a procreare. la corporeità e la sensualità femminili sono negate, coperte, deplorate. Alla donna rimane solo il ruolo di moglie doevota o rassegnata e perfino l’anima “le verrà concessa” dalle gerarchie ecclesiastiche solo più recentemente, nel XV secolo...

Nell’era cristiana vi sono stati anche dei periodi in cui la mortificazione del corpo femminile è stata particolarmente accanita: nel medioevo il corpo delle donne è stato accostato al demonio, e le attrattive femminili alle tentazioni sataniche.
 
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Si arrivò a livelli di demonizzazione della donna tali da scaturire delle “cacce alle streghe” che l’Inquisizione pilotò in tutto il mondo cristiano e che fecero fra le donne un numero impressionante di vittime innocenti, il cui corpo perlopiù veniva bruciato vivo.

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Furono anche brevettate alcune invenzioni che permettevano al marito-padrone di allontanarsi da casa per i suoi interessi di caccia e di guerra, con maggiore serenità: al fine di non trovare nella propria casa figli bastardi, poteva imporre alla moglie una cintura di castità (mutanda di ferro chiusa con una serratura) che le impedisse materialmente di avere avventure con altri uomini.
In ogni caso la sessualità per il cristianesimo è sempre stata contemplata solo nell’ottica della procreazione: in ogni epoca, compresa la presente, non sono state ammesse deroghe.
Sono famose le camicie da notte per le spose, diffuse in epoca vittoriana, cucite in tela ruvida e con un foro all’altezza dei genitali che portavano ricamata la dicitura “Non lo fo per piacer mio ma per dare un figlio a Dio”.

Il corpo femminile viene coperto dal cristianesimo per secoli e secoli con lunghe sottane, giorno e notte, e viene considerato indecente perfino mostrare una caviglia nuda fino a tutto il 1800.
 
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Tutto questo terrore del corpo femminile, delle sue seduzioni e dei piaceri sessuali che la natura concederebbe a entrambi i sessi,  non hanno peraltro impedito che nelle società cristiane il corpo della donna sia stato sempre in primo piano.


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La sua bellezza è stata cantata dai poeti e dai letterati di tutte le epoche, passando dalle donne angelicate dei versi danteschi (Tanto gentil e tanto onesta pare la donna mia quand'ella altrui saluta) alle commedie scollacciate del Boccaccio, dalle infinite opere d’arte dove il corpo femminile (soprattutto il nudo artistico) trionfa, alla moda di tutte le epoche che ha esaltato ora questa ora quella forma, per finire con la letteratura e la filmografia erotica e addirittura pornografica.

Pare perciò che quanto più il corpo della donna sia stato demonizzato e proibito, abbia assunto un ruolo centrale nel desiderio collettivo, tanto da arrivare nella moderna pubblicità ad essere usato - spesso a sproposito - come motivo di attrazione per commercializzare prodotti che con esso non hanno nulla a che fare.
 
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L’ ISLAM

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Nell’Arabia pre-mussulmana gli arabi consideravano le donne come oggetti da vendere comprare, ereditare. L’Islam abolì queste pratiche ma introdusse rigide norme etiche che riguardavano la vita sociale e familiare. La civiltà islamica reputa comunque la donna come una cittadina di classe inferiore, sottomessa alla volontà dell'uomo. Questo è un dato di fatto comune a tutti i paesi islamici, anche se vi sono profonde differenze nel grado di sottomissione e di libertà.

La condizione della donna islamica e, di conseguenza, il suo rapporto con la corporeità sono strettamente legati alla storia del paese in cui vive e al livello di fondamentalismo religioso che vi è diffuso.

È significativo che ancora all’alba del terzo millennio molte comunità islamiche pratichino sul corpo delle donne ancora bambine l’infibulazione, una tecnica che consiste nell’escissione del clitoride e il cui scopo è quello di privare la donna di ogni desiderio e ogni piacere nell’atto sessuale. Spesso le stesse madri costringono le loro figlie a subire questa mutilazione.

 
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Nell’Arabia pre-mussulmana gli arabi consideravano le donne come oggetti da vendere comprare, ereditare. L’Islam abolì queste pratiche ma introdusse rigide norme etiche che riguardavano la vita sociale e familiare. La civiltà islamica reputa comunque la donna come una cittadina di classe inferiore, sottomessa alla volontà dell'uomo. Questo è un dato di fatto comune a tutti i paesi islamici, anche se vi sono profonde differenze nel grado di sottomissione e di libertà.
Per quanto riguarda la libertà personale, spesso le donne islamiche dichiarano di essere loro stesse convinte della necessità di coprire i capelli e tutto il corpo con ogni tipo di velo, compreso il burqah che limita la vista e i movimenti, sebbene non risulti che ciò sia richiesto da nessun verso del Corano.
 
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IL CORPO DELLA DONNA NELLA SOCIETA' CONTEMPORANEA


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Apparentemente gli ultimi cento anni hanno portato un maggiore rispetto per la figura femminile. Le donne occidentali hanno finalmente ottenuto, oltre al riconoscimento dell'anima, anche il diritto di voto.

La parità tra maschi e femmine, almeno sulla carta, è stata raggiunta in tutti gli stati moderni e le donne possono in teoria praticare qualsiasi professione e accedere a qualsiasi carriera, anche quelle militari (ammesso che questo sia un progresso).

Parallelamente all'acquisizioni di diritti e libertà la donna ha cambiato il modo di vivere il suo corpo e questo si è specchiato nel modo di vestire più libero. È stata interessante l'evoluzione della moda femminile dall'inizio del XIX secolo: le gonne hanno iniziato pian piano ad accorciarsi fino ad arrivare allo strepitoso lancio della minigonna alla fine degli anni sessanta. All'inizio solo per ragioni sportive i pantaloni sono entrati nel guardaroba femminile e oggi sono diffusissimi. I capelli possono, già dagli anni '20, essere portati di tutte le lunghezze.
 
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Negli anni più recenti i dettami della moda hanno perso la loro rigidità: le donne occidentali indossano quello che vogliono, a seconda della personalità, dell'umore e delle occasioni.

Questa libertà avrebbe dovuto ristabilire, parallelamente al crescente rispetto dei diritti femminili, un crescente rispetto per il corpo femminile.

 
Invece il corpo della donna è oggi più che mai oggetto di sfruttamento: la prostituzione, la pornografia e la mercificazione a fini commerciali e pubblicitari sono gli aspetti più gravi, ma vi è in corso, tra le donne italiane un grande dibattito scatenato dal documentario "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo, che evidenzia non solo la strumentalizzazione dei corpi femminili da parte dei media, ma anche la difficoltà delle donne stesse a vivere il proprio corpo in modo naturale, ricorrendo all'artificiosità degli interventi di chirurgia plastica, snaturando spesso la propria immagine e la propria età.

Sono due i miti moderni che assumono per il corpo femminile il ruolo di aguzzini: il mito della magrezza - che ha portato infinite giovani donne all'anoressia e alla bulimia - e il mito della bellezza e giovinezza a tutti i costi che è la manna dell'industria cosmetica e della chirurgia plastica.

Siamo ancora molto lontani dal rispetto del corpo femminile, inteso come strumento da rispettare e da vivere con naturalezza: il corpo delle donne di oggi è sicuramente più curato di quanto non fosse da molti secoli, ma le problematiche che lo riguardano sono ancora numerose.


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RIFERIMENTI

http://www.ilcorpodelledonne.net
http://it.wikipedia.org/wiki/Venere_di_Willendorf
http://www.ilcalderonemagico.it/femminile_tempodonna.html
http://doc.studenti.it/tesina/storia/donna-egizia.html
http://www.facebook.com/note.php?note_id=104534976852
http://users.libero.it/graz/donnaegizia.htm
http://www.url.it/donnestoria/testi/creta/deamadre.htm
http://www.anticoegitto.net/parto.htm
http://skuola.tiscali.it/storia-antica/donna-grecia-roma-islam.html

Immagini tratte da siti web

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L'AUTRICE

Giulia Francesca Perra vive a Cagliari dove è nata nel 1994. Frequenta il liceo artistico e ama gli animali, soprattutto i cavalli.

 









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Safety status of Vitadadonna.com is described as follows: MyWOT reports its overall reputation as excellent and Google Safe Browsing reports its status as safe.

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MyWOT

Overall reputation Excellent
Trustworthiness Excellent
Privacy Excellent
Child safety Excellent

Google Safe Browsing

Website status Safe
Status ok

User reviews

Reputation Unknown

0

negative

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